SUONO E PREGHIERA

Ancora oggi le campane tibetane sono utilizzate nei monasteri lamaisti per cerimonie e per momenti di meditazione grazie alla loro capacità di riprodurre correttamente il suono dell’OM.
La meditazione con le campane tibetane è un momento davvero unico perché c’è suono e c’è silenzio, c’è immobilità e movimento, c’è attenzione e rilassamento.
Può risultare un momento davvero unico dove si può entrare in contatto con il proprio corpo e con quello che sta fuori ma in una totale armonia, in una profonda pace, in uno spazio mistico.

E’ interessante scoprire che la parola tibetana corrispondente a meditazione sia “gom” che significa semplicemente “abituarsi” o “familiarizzare”. Meditare quindi è “prestare e prestarsi attenzione”.
E con le campane tibetane è facile diventare osservatori poiché la ciotola che tengo in mano la devo percuotere in un determinato modo, con una attenzione che non mi porta a fare viaggi astrali ma che mi fa stare qui, presente nel momento, in quello che faccio, in quello che sento e che percepisco dentro di me. Un contatto continuo con le sensazioni, con il mio corpo e con tutto quello che sta intorno.

E’ bello mettersi seduti comodi e prendere la propria campana tibetana, accarezzarla e portarla in vibrazione con un battito leggero e lasciare che il suono si espanda. Il corpo è fermo ma la mano si deve muovere, non ci può essere suono se non muovo il braccio e percuoto la campana. Questa alternanza di immobilità, in cui seduto a occhi socchiusi assaporo il suono, e di movimento, in cui entro in contatto con la campana attraverso il mio percuoterla, mi fa scoprire la dimensione della creazione: l’azione crea, creo un suono attraverso il movimento, creo un suono sacro attraverso la mia totale presenza, centratura e consapevolezza. Azione e presenza!

Prendi quindi la tua campana e appoggiala sul palmo della mano, inizia a percuoterla o fai scorrere il batacchio lungo il bordo della ciotola.
Ora che il suono è creato, ascoltalo: lascia che arrivi non solo alle orecchie ma che entri in ogni parte del tuo corpo. Osserva come si muove, osserva dove si dirige. Dagli spazio e semplicemente osserva. Assapora quello che succede dentro di te.
Respira, ricordati di respirare!
E ora un nuovo battito, un nuovo suono.
Prova a portare la campana all’altezza del cuore e continua facendo girare il batacchio in senso orario: potrebbero giungerti sensazioni molto particolari in quanto stai mettendo in relazione l’energia sonora della campana con quella del cuore.

Lascia che il suono della campana ora entri proprio nel tuo cuore, lascia che il suo canto (ricordi che le campane tibetane vengono anche chiamate singing bowls, ciotole cantanti?) vibri dentro il tuo cuore, sempre più in profondità, strato dopo strato.
Lascia che questo suono che continua, battito dopo battito, diventi la tua preghiera. Nella tradizione tibetana viene dato un posto di particolare rilievo al potere della preghiera. La campana tibetana, pur non costituendo il fine della meditazione, offre un’ottimo supporto nel perseguirla, nel comprendere il significato della preghiera come momento di gratitudine, di apertura e di connessione con lo strato più profondo del cuore, con il divino che sta nell’alto dei cieli ma che posso riconoscere anche qui sulla terra e pure dentro di me.
La vibrazione della campana mi porta in relazione e in armonia con ogni essere vivente, con l’intero universo, con il Tutto, con l’Assoluto. Quello che può sembrare un semplice suono melodico, può essere la strada per percorrere la Via dell’Amore.

Stai in quello che sta succedendo dentro di te, osserva cosa giunge: può essere una infinita pace e incredibile gioia ma può essere anche che arrivi anche qualcosa di inatteso. Lascia la porta aperta al tutto e semplicemente osserva. Niente giudizi, niente pregiudizi, niente pretese, niente attese; solo una porta aperta. E osserva… Che interessante!

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Prem Nurýa Carlo Palláoro, Counselor Olistico in “Discipline meditative e tecniche antistress e di benessere” (professionista SIAF n. TR281P-CO disciplinato ai sensi della legge 4/2013) vive in Trentino.

Nel 2009 incontra le meditazioni di Osho all’interno della Scuola di Tarocco intuitivo di Prembodhi e, affascinato e sorpreso da questa forma di meditazione attiva, dal 2011 al 2014 frequenta la Scuola triennale di Meditazione presso il centro Osho Kivani di Roma.

Frequenta anche altri molteplici percorsi, sia in Italia sia all’estero (Svizzera, India, Brasile), per praticare l’arte del massaggio sviluppando soprattutto quello ayurveda, quello tantra e quello sonoro con campane tibetane.

L’approccio col mondo sonoro-vibrazionale lo porta ad approfondire il bagno armonico con strumenti rituali quale forma di meditazione. Attualmente sta formandosi con Andrea Tosi in gong e suono armonico.

Negli anni accademici 2011/2012 e 2012/2013 tiene incontri di meditazione attiva nei corsi dell’Hdemia Cosciente della Rete trentina delle Banche del Tempo e dal maggio 2012 propone serate e giornate di meditazione all’interno dell’Associazione L.A. F.A.T.A. di Trento.

Per contattarlo premnurya@hotmail.com

LE VOCI DEL MONDO

Ieri sera ho voluto rivedere “Schlafes Bruder”, un film tedesco del 1995 di Joseph Vilsmaier che amo molto ma che non è stato ancora né doppiato in italiano (ma per fortuna con sottotitoli in inglese) né portato nelle sale del nostro Paese se non attraverso qualche proiezione all’interno di alcuni festival dove, tra l’altro, è risultato vincitore del 44° Filmfestival della Montagna, Esplorazione e Avventura “Città di Trento”.

Alla base c’è il bellissimo libro di Robert Schneider “Le voci del mondo” che ancora oggi classifico come uno dei migliori libri che ho letto proprio per come è riuscito a farmi riconoscere quello che sento dentro, quello che tante volte ho paura di guardare, tutta la vibrante energia, l’intensa passione, l’immenso amore che ho dentro.

Un libro e un film che catturano e che ogni volta mi fanno sperimentare forti sensazioni.

Presentano una storia di passione, musica e spiritualità: in un villaggio delle Alpi del Vorarlberg austriaco, all’inizio del 19° secolo, nasce Elias, un bimbo che ha un udito talmente amplificato che riesce ad ascoltare tutto l’universo, può sentire i ritmi e i suoni dell’intero mondo, può sentirli e vederli. Viene presentata l’innata passione di questo giovane per ogni suono, la sua incredibile capacità di arrivare a ogni persona attraverso le sue musiche suonate all’organo della minuscola chiesetta del villaggio, ma anche la sua difficoltà di essere accettato dagli altri, proprio per questa sua “diversità”.

Una diversità che la musica amplifica o annulla? Perché la musica è così importante per me, per ciascuno di noi? Perché ognuno ha un suo genere che preferisce, un cantante del cuore o una canzone che lo riporta a qualche evento (una vacanza, una dedica, un incontro, una notte, un momento intimo e particolare…)? Perché ogni suono entra dentro di me in maniera così viva, a partire dal mio nome che, ogni volta che viene pronunciato, mi fa girare e mi porta a ritornare qui, al momento presente?

Ogni suono è una vibrazione che va a toccare qualche corda, una vibrazione che mi conduce in un territorio quasi sconosciuto dove non sono più io a decidere la strada da seguire. Ne vengo portato, accompagnato. La musica mi fa fare questo incredibile viaggio alla scoperta di qualcosa di magico, di inatteso, di assolutamente nuovo anche se lo stesso pezzo l’ho già ascoltato decide e decine di volte: mi fa scoprire le mie voci interiori, quelle del mondo d’oggi, quelle delle mie emozioni nascoste, quelle del mio sé più vero. Tutto è vibrazione dentro di me, il mio corpo è una continua vibrazione che riconosce le altre.

La mia musica suona dentro di me e si risveglia limpida e chiara e mi riscopro, mi riconosco, mi fa trovare il mio centro… e si espande e si libera e arriva anche a te e canta con te e balla con te!

 

PS – Anche Ron, il cantautore italiano, è stato affascinato, colpito e ispirato dal libro di Schneider e nel 2004 ha composto l’album “Le voci del mondo”.

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Prem Nurýa Carlo Palláoro, Counselor Olistico in “Discipline meditative e tecniche antistress e di benessere” (professionista SIAF n. TR281P-CO disciplinato ai sensi della legge 4/2013) vive in Trentino.

Nel 2009 incontra le meditazioni di Osho all’interno della Scuola di Tarocco intuitivo di Prembodhi e, affascinato e sorpreso da questa forma di meditazione attiva, dal 2011 al 2014 frequenta la Scuola triennale di Meditazione presso il centro Osho Kivani di Roma.

Frequenta anche altri molteplici percorsi, sia in Italia sia all’estero (Svizzera, India, Brasile), per praticare l’arte del massaggio sviluppando soprattutto quello ayurveda, quello tantra e quello sonoro con campane tibetane.

L’approccio col mondo sonoro-vibrazionale lo porta ad approfondire il bagno armonico con strumenti rituali quale forma di meditazione. Attualmente sta formandosi con Andrea Tosi in gong e suono armonico.

Negli anni accademici 2011/2012 e 2012/2013 tiene incontri di meditazione attiva nei corsi dell’Hdemia Cosciente della Rete trentina delle Banche del Tempo e dal maggio 2012 propone serate e giornate di meditazione all’interno dell’Associazione L.A. F.A.T.A. di Trento.

Per contattarlo premnurya@hotmail.com

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