La chiarezza è un invito

La prima cosa da imparare, scrivendo, non è scrivere, ma trasmettere sensazioni. E questo è vero per ogni genere di scrittura, non solo per la poesia, la narrativa o il giornalismo.

La prima sensazione da trasmettere è quella della CHIAREZZA.

Senza chiarezza non c’è scrittura, ma solo rumore.

Quindi, ogni volta che scrivete qualcosa, dalla lettera d’amore alla storia delle religioni, tanto per fare due esempi, ricordate di chiedervi sempre: si capisce?

E questa semplice domanda può essere scomposta in tanti piccoli parametri da prendere in considerazione:

– Chi? Deve essere chiaro al di là di ogni dubbio chi è/sono il/i protagonista/i dello scritto. Quindi va/vanno definiti/o in base a ciò che è rilevante comunicare e questo naturalmente può cambiare a seconda del tipo di scritto. In una storia, commedia o tragedia che sia, è semplice: Romeo e Giulietta sono due giovani innamorati provenienti da due famiglie nemiche. In un saggio sull’esistenzialismo di fine secolo XX è molto più sottile: di COSA stiamo parlando? Anche questo va definito. E se non trovate una definizione univoca è perché forse non sapete bene di cosa volete parlare e allora forse è meglio che non lo facciate…

– Dove? Quando? Non c’è niente di più fastidioso di un testo in cui il lettore è lasciato ad annaspare cercando di comprendere cosa sta succedendo. E non si tratta di suspense, ma solo di confusione e imprecisione. Quindi è importante definire sempre il  luogo e il tempo in cui si evolve l’azione. La definizione del luogo va stabilita subito e se si cambia luogo va detto immediatamente. La definizione del tempo è spesso legata a un corretto uso dei verbi presenti, passati, futuri, condizionali e congiuntivi. Bisogna scegliere una modalità e rispettarla. Sconsiglio vivamente il presente storico: prima o poi ci si “incatorchia” e non si capisce più in che luogo del tempo si è!

– Come. Il come è propriamente inerente alla scrittura, cioè al tipo di stile, linguaggio, tono etc. che si vuole usare, sempre in relazione a ciò che si vuole comunicare. Ad esempio, in un racconto, scegliere tra la prima e la terza persona. La prima persona è ovviamente più immediata e travolgente, ma comporta dei rischi, ad esempio l’inflazione di IO. Può funzionare per racconti brevi e in cui è importante l’analisi e l’impressione di chi scrive, ma a lungo andare stanca, non solo chi legge – immaginatevi Anna Karenina scritto in prima persona! – ma anche chi scrive. La terza persona dà molto più spazio e respiro, ad esempio per includere molti personaggi e farli parlare tutti con lo stesso grado di oggettività. Ma va calibrata “emotivamente” affinché non diventi troppo impersonale. Ad esempio, il Diario di Anna Frank, che non è un’opera letteraria, ma un documento di vita vissuta, deve la sua bellezza alla totale soggettività ed emotività dei racconti. Se mai provaste a trasporlo in terza persona diventerebbe un crudo e impersonale resoconto dei fatti, perdendo tutto il suo pregio.

E naturalmente questi sono solo alcuni degli elementi da prendere in considerazione per dare al lettore la fiducia per continuare a leggere. Perché questo compito svolge la chiarezza: riga dopo riga invitare il lettore ad andare avanti con facilità e leggerezza.

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Marga Eleonora Scroppo

Meditatrice, scrittrice, traduttrice, redattrice (editor) e musicista offre workshop e consulti individuali di scrittura creativa e in generale consulenza su progetti creativi. È anche poker-coach.

Il suo lavoro di consulente si svolge su due piani ben distinti:

– Di approccio generale a un progetto creativo di qualsiasi natura, cioè come esprimerne al massimo il potenziale, avvalendosi di strumenti di conoscenza di sé e meditativi.

– Di conoscenze e competenze specifiche nell’ambito di alcune discipline, come la scrittura, la musica, il poker e la meditazione.

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